Mercoledì 7 dicembre
alle ore 21,30
da Chiccen (via del Pigneto, 91-Roma)
presentazione del romanzo Malafede (Lantana editore), di Maurizio Cotrona
A parlarne insieme all’autore ci sarà Liborio Conca (giornalista deIl Mucchio Selvaggio e Blow Up) e Federico Cerminara (redattore di Bombacarta).
«Cotrona è talmente bravo a raccontare che quando si arriva per la prima volta a Malafede si ha la netta sensazione di un dejà vu». Lauretta Colonnelli, Corriere della sera
«Coraggioso romanzo di un 37enne tarantino che ruota intorno alla ricerca della felicità, ossessione del protagonista, travolto dalla liquidità delle cose». Filippo La Porta, XL la Repubblica
«Malafede, un romanzo necessario, aggrappato con le unghie al presente eppure anche lieve e inquietante come una profezia». Marco Lodoli, la Repubblica.
Con questo romanzo Cotrona ci svela attraverso una scrittura limpida e ironica cosa succede nelle periferie ordinate ai margini delle metropoli e dà voce a una generazione prigioniera di un «grande freddo» ma incapace di rassegnarsi. Periferia di Roma, passato recente. Giordano ha lasciato la sua città d’origine, Taranto, e si è trasferito a Roma con la fidanzata, Vittoria, nel nuovo quartiere-satellite edificato dal noto costruttore Caltagirone nel fosso di Malafede. Non nella periferia degradata e popolosa di pasoliniana memoria, ma nel quartiere verdeggiante e ordinato delle giovani coppie, Truman show nostrano di arcobaleni e ampie terrazze. Qui trova un luogo dove tutto gli appare con un significato preciso. Il colore del prato, il panorama geometrico osservato dalla finestra, gli asettici rapporti con gli altri abitanti disegnano il migliore dei mondi possibili. Forse. Osservare le cose e gli uomini con sguardo imparziale, lontano dal «mugugno» generale della metropoli e dai luoghi comuni disfattisti, è il compito che Giordano si è dato. Cercando a suo modo una terza via tra l’indignazione e l’evasione, combatte una velleitaria campagna personale «a favore della felicità». E così passa dal mettere in scena la prova generale di un attacco cardiaco per chiamare l’ambulanza e dimostrare l’efficienza dei soccorsi, al raccogliere da amici e parenti testimonianze di felicità con cui curare l’apatia del padre. Sconcertante e visionario, Giordano non si accorge che la sua ostinazione distrugge, allontana gli affetti e spezza i legami, mentre i fantasmi destano Malafede dai propri sogni.